Il rap delle ossidoriduzioni

Adesso voglio proprio vedere chi non riuscirà a bilanciare una reazione redox…

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Come è morta Lucy? Forse risolto un giallo del pliocene

australopithecus afarensis

Lucy, la famosissima femmina di Australopithecs afarensis, il cui scheletro è stato scoperto in Etiopia nella regione dell’Afar nel 1974, è probabilmente morta in seguito alla caduta da un albero. L’ipotesi viene proposta in seguito a recenti studi sul suo scheletro. La causa della morte è stata una violenta decelerazione in seguito ad una caduta da una considerevole altezza. Questo ha prodotto fratture da impatto in diverse parti dello scheletro. L’urto è stato così grave da produrre sia fratture sia danni agli organi interni. Si ipotizza che l’insieme di queste ferite sia stata la causa della morte.

ricostruzione della caduta che potrebbe aver provocato la morte di Lucy

Ricostruzione della caduta che potrebbe aver provocato la morte di Lucy

Gli autori dell’articolo pubblicato su Nature rilevano come sia in qualche modo ironico il fatto che proprio Lucy, l’esemplare che ci ha fornito una delle più solide prove della nostra andatura bipede, sia morta in seguito alla caduta da un alto ramo di un albero. Fatto che testimonia come probabilmente essa avesse ancora uno stile di vita in parte arboricolo. D’altra parte  è possibile fare anche la considerazione che sarebbe stato meglio per lei rimanere al suolo dove evidentemente se la cavava meglio rispetto al muoversi tra i rami a diversi metri di altezza. Un’ulteriore prova che avevamo ormai perso l’agilità arboricola dei nostri cugini scimpanzé?

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Arrivederci al prossimo anno scolastico

buone vacanze

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Confermata la presenza dell’amminoacido glicina su una cometa

L’ipotesi che molecole organiche fondamentali per la comparsa della vita su questo pianeta siano arrivate dallo spazio, viene ormai avanzata da molti anni. Una grossa difficoltà in questo campo di studi è data dal fatto che analizzando frammenti provenienti dallo spazio qui sulla Terra, diventa molto difficile escludere che eventuali tracce di materia organica non siano dovute ad una contaminazione o alterazione del campione, dato che la Terra è appunto letteralmente “infestata” da forme di vita.

rosetta

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenok fotografata dalla sonda Rosetta.

I dati che arrivano però dalla missione Rosetta, che è andata a studiare le comete nello spazio, confermano l’ipotesi iniziale. La cometa studiata è la 67P/Churyumov-Gerasimenok e i campioni raccolti nello spazio, lontano da possibili contaminazioni confermano la presenza di un semplice amminoacido, la glicina e di fosforo.
Anche la firma isotopica del carbonio tredici conferma l’origine extraterrestre delle molecole.

glicina

L’amminoacido glicina

Ci stiamo forse avvicinando ad una seconda rivoluzione copernicana. Grazie alla prima noi sapiens abbiamo capito che il nostro pianeta non era al centro dell’universo. La prossima potrebbe farci rendere conto che la Terra non è l’unico pianeta che ospita la vita, forse anche la galassia è letteralmente infestata da forme di vita. Per citare il bellissimo film Contact, tratto dal romanzo di Carl Sagan, “se lassù non ci fosse nessuno sarebbe davvero uno spreco di spazio”.

Qui di seguito l’abstract ed il link all’articolo pubblicato su Science Advances.

Abstract

The importance of comets for the origin of life on Earth has been advocated for many decades. Amino acids are key ingredients in chemistry, leading to life as we know it. Many primitive meteorites contain amino acids, and it is generally believed that these are formed by aqueous alterations. In the collector aerogel and foil samples of the Stardust mission after the flyby at comet Wild 2, the simplest form of amino acids, glycine, has been found together with precursor molecules methylamine and ethylamine. Because of contamination issues of the samples, a cometary origin was deduced from the 13C isotopic signature. We report the presence of volatile glycine accompanied by methylamine and ethylamine in the coma of 67P/Churyumov-Gerasimenko measured by the ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis) mass spectrometer, confirming the Stardust results. Together with the detection of phosphorus and a multitude of organic molecules, this result demonstrates that comets could have played a crucial role in the emergence of life on Earth.

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Il transito di Mercurio davanti al Sole.

transito di Mercurio

Succede solo 13 volte ogni secolo, il 9 maggio il pianeta Mercurio si è interposta tra il Sole e la Terra, generando una “mini eclissi”.
La foto è tratta dal sito della NASA. [vai all’articolo originale]
Questo è il video del transito avvenuto nel 2006.

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Life is… IIDL 2015/16

Life is… IIDL 2015/16

 

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