Il mantello dell’invisibilità

Tratto da http://www.lescienze.it

Grazie a un rivestimento in materiale plasmonico, si è riusciti per la prima volta a rendere invisibile un oggetto tridimensionale per qualunque direzione di osservazione. Per ora il prototipo funziona in modo ottimale solo nello spettro delle microonde, ma per il prossimo futuro si cercherà un’applicazione anche nel visibile

Potrebbe essere dietro l’angolo la realizzazione del mantello per l’invisibilità, stando a quanto riferiscono sulla rivista “New Journal of Physics” i ricercatori dell’Università del Texas a Austin, che, per la prima volta, sono riusciti a rendere non percepibile un oggetto tridimensionale nello spazio vuoto, anche se solo nello spettro delle microonde.
Finora i risultati in questo campo erano limitati agli studi teorici oppure nella pratica a oggetti bidimensionali. In questo caso si tratta invece di oggetti ordinari posti nel loro ambiente naturale, che vengono resi invisibili da tutte le direzioni e da qualunque posizione dell’osservatore.

Beh, ancora non è proprio come quello di Harry Potter

Alcuni dei più recenti progressi in questo campo si sono focalizzati sull’utilizzazione di metamateriali disomogenei artificiali che hanno la capacità di deflettere la luce intorno agli oggetti. Gli studiosi di Austin per contro hanno utilizzato metamateriali plasmonici.
È noto che la nostra capacità di vedere gli oggetti si basa sulla possibilità da parte del nostro occhio di percepire la radiazione luminosa che viene riflessa dalla sua superficie. Nel caso dei materiali plasmonici, invece, le cose vanno assai diversamente.
“Quando le diverse luci che vengono diffuse dal materiale plasmonico interferiscono tra loro si cancellano vicendevolmente, rendendo l’oggetto che ne è ricoperto trasparente e invisibile da qualunque angolo di osservazione”, ha spiegato (lo scienziato italiano) Andrea Alù, coautore dello studio. “Tra i vantaggi del mantello plasmonico vi sono la robustezza e la relativamente ampia banda elettromagnetica in cui riescono a operare, superiore a quella tipica dei mantelli convenzionali basati su metamateriali trasformativi. Il nostro prototipo gode pertanto di una maggiore tolleranza rispetto alle possibili imperfezioni, un particolare importante quando occorre rendere invisibile un oggetto tridimensionale”.
Il prototipo in questo caso era costituito da un tubo cilindrico dotato di un rivestimento di meta materiale plasmonico ed è stato testato proiettando su di esso fasci di microonde e mappando la diffusione della radiazione risultante sia in prossimità dell’oggetto sia nello spazio circostante. Il mantello per l’invisibilità ha mostrato la massima efficienza per frequenze di 3,1 gigahertz. Il prossimo passo sarà quello di dimostrare il processo anche per la luce visibile.

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6 risposte a Il mantello dell’invisibilità

  1. coordmag ha detto:

    L’autore della scoperta Andrea Alù è italiano, è nato ed ha studiato a Roma

    • scienzedonbosco ha detto:

      Non so chi sei e a che titolo fai questa precisazione, ma mi sembra giusto sottolineare il dato (che io non sapevo). Ho aggiunto all’articolo un link alla pagina personale di Andrea Alù.

      • coordmag ha detto:

        La notizia è stata divulgata più dalla stampa estera che da quella italiana. Eppure è un italiano che non ha trovato in Italia ciò che gli hanno offerto all’estero. Gaetano i
        il padre di Andrea Alù

  2. salvatore64 ha detto:

    Vorrei contattare Andrea Alù per una intervista tv, come fare? chi mi può aiutare?

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