Ancora a proposito dell’invisibilità

Una interessante intervista ad Andrea Alù

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Benzina da anidride carbonica grazie ai batteri

Tratto da www.ansa.it

I ricercatori li hanno modificati geneticamente per ottenere sostanze utilizzabili come carburante

ROMA – Una specie di versione moderna della pietra filosofale che invece di mutare il ferro in oro trasforma l’anidride carbonica in benzina, grazie a batteri ingegnerizzati e un po’ di elettricità, è stata realizzata dai ricercatori dell’università della California. I batteri scelti sono del genere Ralstonia eutropha, già conosciuti per la loro capacità di utilizzare idrogeno e sostanze organiche come fonte di energia.I ricercatori li hanno modificati geneticamente, facendo in modo che i sottoprodotti del loro metabolismo siano isobutanolo e metil butanolo, due alcol complessi che possono essere usati nei motori a scoppio come carburante.Una volta messi in una soluzione con CO2 e elettricità, i microrganismi si sono dimostrati in grado di trasformare l’anidride carbonica in quantità elevate di questi prodotti: “Il sistema è stato studiato per essere accoppiato alle fonti di energia rinnovabili, eolico e fotovoltaico, che nei momenti di picco hanno una produzione maggiore rispetto al fabbisogno – spiegano gli autori – L’energia in eccesso può essere quindi conservata sotto forma di questi carburanti”.

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Gli embrioni vanno in letargo, anche quelli umani

(tratto da www.ansa.it)

Non vanno in letargo soltanto gli embrioni di orsi e canguri: in tutti i mammiferi, compreso l’uomo, l’embrione può sospendere il suo sviluppo quando la madre lo mette in allerta lanciandogli particolari segnali legati a condizioni di stress, per riprendere a crescere quando la situazione diventa più tranquilla. La scoperta, pubblicata sulla rivista Plos One e finanziata nell’ambito del programma europeo Ideas, è italiana e si deve al gruppo coordinato daGrazyna Ptak, del Laboratorio di Embriologia diretto da Lino Loi. Si apre uno scenario completamente nuovo, le cui conseguenze per l’uomo potrebbero riguardare da vicino la gravidanza e il parto, le tecniche di produzione delle cellule staminali e la lotta ai tumori.

Nella foto: un embrione di pecora

La scoperta non arriva all’improvviso, ma riprende ricerche nate fra gli anni ’60 e gli anni ’80, poi abbandonate e dimenticate. ‘E’ un fenomeno del quale dobbiamo iniziare ad occuparci seriamente, un campo da esplorare”, rileva Grazyna Ptak. Il letargo dell’embrione (“diapausa embrionale” per i biologi) era finora conosciuto in pochissime specie: foche,canguri, orsi, visoni e topi. Si sapeva che nei marsupiali e in questi mammiferi lo sviluppo dell’embrione può fermarsi se la stagione fredda, l’allattamento di altri cuccioli o perfino lo stress sociale creavano nella madre una condizione di “allerta”, in attesa della luce verde che con l’arrivo della primavera segna la ripresa dello sviluppo. In natura l’embrione può andare “a dormire” anche per periodi molto variabili, dai 15 giorni del topo ai 12 mesi dei canguri e nei visoni.  “Adesso – dice Ptak – abbiamo dimostrato che questo stesso fenomeno avviene anche in un animale addomesticato, come la pecora”. Lo stesso accade nei bovini e nei conigli e sono altissime le probabilità che accada anche nell’uomo.

Potrebbe essere questa, secondo Ptak, la spiegazione di tante gravidanze che vanno oltre i nove mesi: “se fosse così, non sarebbe necessario ricorrere alla stimolazione del parto (una tecnica alla quale in Italia si ricorre spesso) né al parto cesareo”, spiega la ricercatrice. Negli altri mammiferi comenell’uomo, lo stop allo sviluppo dell’embrione “potrebbe essere- osserva – un fenomeno adattativo che entra in azione ognivolta che lo sviluppo dell’embrione viene minacciato, ad esempio dalla bassa temperatura, dalla carenza di cibo”. Nell’uomo i segnali di stop potrebbero scattare quando la madre è in condizione di stress. Il sonno dell’embrione potrebbe riguardare molto da vicino anche la ricerca sulle cellule staminali, così come la lotta ai tumori. Nel primo caso, esperimenti sugli embrioni di topo hanno dimostrato che il periodo di letargo è il migliore per prelevare le cellule staminali; nel caso dei tumori, si è visto che introducendo cellule tumorali nell’utero in condizioni di letargo si riparano.

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Il paradiso dell’astronomo

Il “Paradiso dell’astronomo” è un video che mostra la volta sopra l’osservatorio di Atacama, in Cile. La tecnica del timelapse ci permette di osservarne il movimento altrimenti impercettibile (Tratto da www.nationalgeographic.it)
Ingrandite a tutto schermo! 

Conosciuto come la località più arida del pianeta, il deserto di Atacama in Cile è da tempo un sito insuperabile per l’osservazione del cielo con telescopi a terra. I cieli sono liberi dall’inquinamento luminoso e l’altipiano garantisce una buona stabilità delle condizioni atmosferiche, permettendo agli astronomi di osservare le profondità del cosmo senza preoccuparsi delle turbolenze che possono distorcere i dati.

In questo video timelapse, i fotografi Christoph Malin e Babak Tafreshi ci propongono una rara visione dalla collina Cerro Paranal, uno dei siti del complesso di osservazione astronomica European Southern Observatory (ESO).

Commissionato proprio dall’ESO, il video è composto da più di 7.500 scatti presi tra ottobre e novembre 2011. Si puo’ vedere la bellezza dei cieli scuri di Acatama, incastonati ogni tanto, dall’imponente sagoma dei quattro VLT (Very Large Telescope), dandoci la possibilità di godere della prospettiva che gli astronomi hanno quando guardano nei loro obiettivi.

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Perché la marijuana peggiora la memoria

(tratto da www.lescienze.it)

Una nuova sperimentazione sui topi ha permesso di scoprire la base neurobiolgica dell’effetto negativo del consumo di cannabinoidi sulla memoria di lavoro: a essere colpiti non sarebbero direttamente i neuroni, ma gli astrociti, che per la prima volta vengono implicati in questo tipo di meccanismi, fondamentali per l’apprendimento e per il ragionamento

La marijuana influisce negativamente sui processi di memoria, ma qual è l’origine neurobiologica di questo effetto? Se lo sono chiesti gli autori di un nuovo articolo apparso sulla rivista “Cell” riscontrando con sorpresa come tali problemi di memoria siano imputabili all’effetto della sostanza psicoattiva contenuta nella marijuana – Delta-9-tetraidrocannabinolo – non direttamente sui neuroni ma sull’astroglia, che rappresenta la principale struttura di sostegno dei neuroni.

In particolare, la ricerca clinica ha messo in luce come la marijuana influenzi la memoria di lavoro, dove vengono immagazzinate temporaneamente ed elaborate le informazioni utili per i processi di ragionamento, di comprensione e di apprendimento.

Lo scopo dei ricercatori inizialmente era un altro. Giovanni Marsicano dell’INSERM, in Francia, e Xia Zhang dell’Università di Ottawa, in Canada, hanno iniziato la sperimentazione per chiarire per quale motivo le cellule astrogliali (o astrociti) rispondano sia al THC sia agli altri segnali fisiologici del cervello. I due studiosi hanno utilizzato alcuni topi di laboratorio per evidenziare gli effetti neurobiologici della droga, e in particolare il ruolo svolto dai recettori per i cannabinoidi di tipo 1 (CB1R), molto diffusi nel cervello, soprattutto sui vari sottotipi di neuroni.

Si è così scoperto come i topi mancanti di CB1R solo sulle cellule gliali siano protetti dai deficit della memoria di lavoro spaziale che spesso segue alla somministrazione di una dose di THC e che è stata riscontrata negli animali mancanti di CB1R sui neuroni.

 

Perché la marijuana peggiora la memoria

© Image Source/Corbis

 

“Dato che differenti tipi di cellule esprimo diverse varianti di CB1R, potrebbe essere possibile, in linea di principio, attivare i recettori sui neuroni senza influenzare le cellule astrogliali”, ha spiegato Marsicano commentando i risultati. “Il nostro studio mostra come gli effetti più comuni dell’intossicazione da cannabinoidi è dovuta all’attivazione dei recettori CB1R”.

La scoperta ha notevoli implicazioni anche per lo studio delle attività degli endocannabinoidi endogeni, agonisti naturali dei recettori CB1R sia sugli astrociti sia sugli altri tipi di cellule. Il sistema degli endocannabinoidi è coinvolto nell’appetito, nella regolazione dell’umore, nella memoria e in molte altre funzioni. La comprensione di come queste molecole di segnalazione agiscono potrebbe gettare una luce anche su alcune gravi patologie in cui la memoria di lavoro è fortemente deficitaria, come l’Alzheimer”.

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Einstein aveva ragione!

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Un bellissimo viaggio nell’universo

Consiglio veramente a tutti di compiere questo bellissimo viaggio dai confini dell’universo alle particelle fondamentali che costituiscono la materia. Veramente bellissimo!

http://htwins.net/scale2/

Ci vuole un po’ di tempo perché riesca a caricarsi, cercate di avere pazienza….
Un grazie a Amanda Vannucci che ha “procacciato” questa cosa bellissima.

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